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Società Italiana
della Scienza del Suolo

"In Soil We Trust"

In memoriam

Dott. Luciano Lulli

Il collega ed amico dott. Luciano Lulli è scomparso alla fine dello scorso dicembre, all’età di 83 anni. Era socio onorario della Società Italiana della Scienza del Suolo, dopo esserne stato per molti anni socio, Presidente della V^ Commissione e Consigliere Direttivo. Luciano si vantava di essere stato allievo del prof. Fiorenzo Mancini e di aver appreso la scienza della sua vita, la Pedologia, in quell’ambiente culturale così stimolante e produttivo che fu la Scuola fiorentina degli anni ’70-’80. Divenne sperimentatore prima, direttore poi, della Sezione di Genesi, Classificazione e Cartografia del suolo dell’Istituto Sperimentale per lo Studio e Difesa del Suolo di Firenze, collaborando strettamente con il Direttore Dott. Giulio Ronchetti, anche lui proveniente dalla stessa Scuola. Negli ultimi anni della sua carriera si era trasferito a Catanzaro lido, dove aveva diretto la sezione di Tecnologia del Suolo.

Dal punto di vista scientifico, Luciano ha avuto il grande merito di introdurre in Italia il metodo americano di rilevamento del suolo in campagna, basato sullo studio approfondito ed accurato del profilo e sulla lettura del pedopaesaggio, mettendo in relazione le figure e i processi pedogenetici osservabili negli orizzonti del suolo con i caratteri dell’ambiente e i processi che modellano il paesaggio circostante il profilo.

La cartografia del suolo, soprattutto alla scala di dettaglio, è diventata nelle sue mani lo strumento per esplorare nuovi mondi, in primis, quello dei suoli vulcanici. Prima del lavoro di Luciano i suoli vulcanici in Italia erano malamente trascurati, ed è solo grazie alle sue intuizioni e alle sue ricerche che oggi abbiamo un’idea della loro grande importanza. Gli studi davvero pioneristici di Luciano e del suo gruppo di ricerca sui suoli derivati da vulcaniti hanno consentito invece di aprire nuovi orizzonti sulla natura e formazione di questi suoli, sulla loro diffusione e importanza ambientale e agronomica, in Italia e nel mondo.

Lo studio di dettaglio del profilo e del paesaggio è stato anche utilizzato da Luciano e suoi collaboratori per la comprensione della genesi delle terre rosse, evidenziando la paleogenesi di questi suoli.

Sempre la cartografia di dettaglio ha consentito a Luciano di indagare le relazioni tra le qualità dei suoli e la risposta quantitativa e soprattutto qualitativa delle colture, a cominciare dalla vite e allargandosi poi ad altre colture, quali l’olivo e la patata. In un tempo in cui la cultura agronomica ed enologica dominante riteneva che fossero solo l’agrotecnica e l’enotecnica a determinare la qualità del vino, l’approccio scientifico iniziato da Luciano ha consentito di dimostrare l’effetto dei fattori naturali, soprattutto del suolo. Nel fare questo, è stato il primo ad evidenziare l’importanza dell’ambiente radicale nel determinare la fenologia della pianta: “per capire come funziona la pianta, bisogna guardare dal basso, mettendosi dalla parte delle radici” affermava già negli anni ‘80.

Chi ha conosciuto Luciano ha avuto modo di apprezzarne il carattere schietto e a volte polemico, ma sempre aperto e intellettualmente onesto. Memorabili le sue battaglie nel sostenere la natura di ricerca scientifica della cartografia del suolo, contrastando anche fieramente chi la riteneva invece una mera attività tecnica, oppure nell’affermare la necessità di un approccio olistico allo studio del suolo, in contrasto con l’approccio riduzionista, o ancora nell’evidenziare la natura del suolo come sistema dinamico e complesso, che non consente di prevedere la risposta colturale attraverso l’analisi di pochi caratteri statici.

Luciano è sempre stato un entusiasta, capace di trasmettere ai suoi allievi il “brivido” della scoperta scientifica, della comprensione di fenomeni naturali a prima vista inspiegabili. Non sempre gradito all’accademia, è stato invece molto apprezzato dagli studenti che ha seguito nelle tesi di laurea e dai partecipanti ai molti corsi di formazione professionale organizzati dalle Regioni dove ha svolto una grande attività di docenza e tutoraggio.

La sua eredità scientifica ed il suo ricordo rimangono vivi in tutti i pedologi italiani.

 

 

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